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Il pacchetto è stato strutturato “al contrario”, per dare importanza alla Langarola e poter attaccare un giorno, due giorni… all’evento, a seconda della disponibilità di tempo. Ogni giornata può essere cambiata con un’altra giornata. Queste sono solo le migliori offerte del nostroappassionati di vacanze attive,sitewatches di buon cibo e buon vino e di Piemonte!


1)   Domenica 24 luglio – LA LANGAROLA

 

 



 

2)     Sabato 23 luglio – Alba / La Morra / WiMu/Barolo

 

Alba

Visita guidata di Alba e tempo libero per lo shopping nel magnifico centro storico, nel giorno del mercato settimanale. Un’occasione per vivvere Alba come gli albesi!

 

Stando ai ritrovamenti archeologici, il territorio di Alba era abitato già nel neolitico tra il VI ed il III millennio a.C. da una popolazione stanziale che viveva di caccia e di agricoltura, e abitava capanne di forma circolare in un villaggio situato nella zona di borgo Piave, o raggruppate in un villaggio sulla sponda sinistra del torrente Cherasca, vicino alla confluenza con il Tanaro.

 

Le origini del centro abitato di Alba sono sicuramente preromane, probabilmente liguro-celtiche. Il toponimo è infatti tipico della civiltà ligure e significherebbe "città bianca". La città ottenne l'imprimatur romano con l'editto del console Gneo Pompeo Strabone e venne battezzata Alba Pompeia. I diversi ritrovamenti romani dimostrano che nei primi due secoli dell'impero Alba costituì assieme a Pollenzo e Bene Vagienna un triangolo strategico e commerciale.

 

Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, nel 490 la città venne saccheggiata dai Burgundi, seguiti nel 640 dai Longobardi di Rotari e dai Franchi di Carlo Magno, che crearono le condizioni per lo sviluppo del feudalesimo. A causa delle devastazioni subite e dei saccheggi si decise di scegliere il vicino paese di Diano come sede amministrativa perché, grazie alla sua posizione naturale, era più difficile da conquistare. Le successive incursioni dei Saraceni impoverirono a tal punto la diocesi di Alba che si giunse a sopprimerla e ad unirla a quella di Asti e Savona.

 

Dopo la Pace di Cateau-Cambrésis del 1559, Alba venne ceduta ai Gonzaga di Mantova. Fu un periodo di pace relativa, anche se era un'impresa veramente difficile rimediare alle devastazioni che avevano impoverito il territorio. Quasi non bastasse, altri danni vennero provocati da alcuni terremoti avvenuti dal 1541 al 1549. Morto Francesco IV Gonzaga, Alba venne attaccata da Carlo Emanuele I di Savoia, che la pose sotto assedio, una prima volta il 23 aprile 1613, ma riuscì a espugnarla solo il 1º aprile 1628, dopo alterne vicende di scontri e scaramucce con i Gonzaga.

 

Al termine del XVIII secolo la città conobbe la Rivoluzione francese e fu una delle prime a propugnare la fede giacobina, proclamandosi repubblica e accogliendo l'entrata di Napoleone Bonaparte il 28 aprile 1796. Pur non assecondando tutte le aspirazioni di rinnovamento, l'avventura francese fu di breve durata, provocò alcuni lutti e profanazioni di opere d'arte e di edifici storici. Per esempio, la pregevole chiesa gotica di San Domenico venne convertita in scuderia.

 

Dopo la prima guerra mondiale e senza entusiasmo la città convisse con il Fascismo intraprendendo attività fieristiche di grande successo. Furono iniziatori, in polemica con il Palio di Asti di una competizione fra asini. La fiera del Tartufo nata nel 1929 e le feste vendemmiali e i grandi vini contribuirono a far conoscere i prodotti della terra e ad elevare una tradizione agricola millenaria. Alba, durante la seconda guerra mondiale fu proclamata "repubblica indipendente". Per 23 giorni (dal 10 ottobre al 2 novembre 1944) Alba fu la prima repubblica partigiana costituitasi in Italia, ottenendo una medaglia d'oro al valor militare per l'intensa attività partigiana, raccontata dallo scrittore Beppe Fenoglio.

 

Monumenti e luoghi di interesse:

 

Palazzo del Comune:

Si trova in Piazza Risorgimento, fulcro storico della città, ed è costruito su preesistenti edifici romani.

Nel salone del consiglio possiamo trovare dipinti importanti: una tavola raffigurante la Vergine con il Bambino di Macrino d'Alba risalente al 1501; una pala con Madonna e Bambino tra San Giuseppe e Sant'Anna e il Concerto attribuito a Mattia Preti.

Cattedrale di San Lorenzo (Duomo):

Costruita nel XII secolo , probabilmente su edifici sacri di epoca romana . E ' stata ristrutturata nel XV secolo, dal vescovo Andrea Novelli , e di nuovo nei secoli successivi . L'aspetto attuale deriva dal restauro del XIX secolo, eccetto i tre portali e la cripta che appartengono sono all'edificio originale . La chiesa è ben nota per il suo coro in legno intagliato realizzato nel 1512 da Bernardino Fossati . Il campanile visibile oggi ingloba interamente il campanile originale .

San Domenico e Santa Caterina:

In Via Calissano si trova una delle torri di Alba, ora abbassata quasi al livello dei tetti adiacenti: Torre di Casa Chiarlone, con una base che appoggia a livello stradale, adornata con una porta lignea risalente al XVIII secolo. Poco oltre, sulla vicina piazzetta, troviamo la Chiesa di San Domenico, i cui restauri sono stati ripresi verso la fine degli anni settanta grazie all'interessamento della "Famija Albèisa" che l'ha riportata agli antichi splendori. La chiesa è spesso sede di mostre e concerti. Adiacente alla chiesa di San Domenico si trova la Chiesa di Santa Caterina, la cui edificazione in stile barocco risale al XVIII secolo; la facciata è divisa nella parte superiore in tre sezioni con lesene, archi, fregi e simboli vari. Pregevole è il portale in arenaria con architrave e volute.

Chiesa di San Giovanni Battista: In questa chiesa sono conservate diverse opere d'arte tra le quali una Madonna con il bambino risalente al 1377 di Barnaba da Modena, un'Adorazione di Macrino d'Alba del 1508 e una tavola proveniente dalla bottega del Macrino raffigurante la Vergine con il bambino tra Sant'Agostino e Santa Lucia

Via Cavour:

È una delle principali arterie del centro storico cittadino e conserva un impianto tipicamente medievale con costruzioni e porticati ricchi di atmosfera che catapultano subito con l'immaginazione i visitatori in pieno Medioevo. Lungo via Cavour sono notevoli la Casaforte Riva e la Loggia dei Mercanti, che consta di tre grandi archi esterni che poggiano poco al di sotto del piano stradale e su altre arcate minori che si intravedono nello scantinato.

Via Vittorio Emanuele:

Da sempre via principale di Alba, chiamata dagli albesi anche Via Maestra, inizia da Piazza Risorgimento e attraversa tutto il centro storico. È il luogo preferito per le passeggiate degli albesi e non solo ed è l'espressione di stili architettonici diversi, dal medioevale al liberty.

Le Torri:

Alba era nota come città delle cento torri, tutte costruite nel XIV e XV secolo; ne rimangono poche (le meglio conservate sono quelle tra piazza Risorgimento e Via Cavour) e, fra quelle rimaste, molte sono state abbassate al livello dei tetti o incorporate negli edifici.

 

La Morra

12:30 – 14:45

Aperitivo sulla terrazza panoramica dell’Agricola Marrone, visita della cantina e pranzo con degustazione di vini tra le botti.

 

15:00 – 16:00

Visita di La Morra fino alla terrazza delle Langhe, dalla quale potrete godere di una vista mozzafiato. Degustazione di 3 vini presso la Cantina Comunale.

 

Barolo

16.15 – 18.30


Visita del piccolo paesino di Barolo, assai rinomato, e visita al Wimu, il Museo del Vino, all’interno del castello dei Falletti.

 

Non ci sono notizie precise sulla nascita di Barolo, benché la zona fosse abitata in epoca preistorica da tribù celto-liguri, il primo insediamento effettivo sul territorio è di origine barbarica e risalente all'Alto Medioevo.

 

Durante il dominio Longobardo dipendeva da Gastaldo di Diano, passò poi sotto la Contea di Alba e successivamente sotto la Marca di Torino.

 

Il nucleo originario del castello fu eretto in quel periodo da Berengario I, come difesa dalle scorrerie Saracene. Nel 1200 il paese viene citato nel Rigestum Comunis Albe con il nome di Villa Barogly.

 

Nel 1250 la famiglia Falletti, acquisì tutti i possedimenti di Barolo dal Comune di Alba. I Falletti erano una potente famiglia di banchieri, esponenti della nuova borghesia, i quali segnarono il destino di Barolo e delle zone circostanti. Intorno al 1300 arrivarono a controllare fino a una cinquantina di feudi piemontesi.

 

Nel 1486 Barolo entrò a far parte dello Stato Monferrino, passando poi nel 1631 ai Savoia con il trattato di Cherasco.

 

Barolo divenne poi Marchesato nel 1730, il primo Marchese fu Gerolamo IV. Dopo Gerolamo IV ci furono soltanto altri due Marchesi: Ottavio Alessandro Falletti e Carlo Tancredi, alla morte di quest'ultimo governò sua moglie la Marchesa Juliette Colbert, la quale si distinse per la sua brillantezza e per le sue azioni a favore dei più deboli. Alla sua morte nel 1864 tra le sue volontà vi fu la costituzione dell'Opera Pia Barolo alla quale lasciò l'intero patrimonio di famiglia.

 

La storia del castello si ritiene avere inizio, vista l'assenza di documenti storici sulla sua nascita, nel X secolo, quando Berengario I consentì al feudatario locale l'erezione di una difesa efficace contro le frequenti scorrerie degli Ungari e dei Saraceni. Di quella struttura originaria rimane ben poco: il mastio, ancora oggi visibile, fa parte di essa.

 

La prima testimonianza scritta risale al '200 in un atto di cessione di proprietà da parte dei Signori di Marcenasco in favore del comune di Alba, che, pochi anni dopo, lo cedette ai Falletti che lo ristrutturarono significativamente e ne fecero dimora stabile di un ramo del casato.

 

Nel 1544, invece, fu fatto saccheggiare dal governatore francese della vicina Cherasco, nel corso delle lunghe guerre dell'epoca. Toccò successivamente a Giacomo e Manfredo riparare i consistenti danni, apportando ulteriori modifiche migliorative. Il nuovo, frutto dei restauri cinquecenteschi, rimase sostanzialmente immutato fino al 1864, anno della morte di Juliette Colbert, ultima marchesa Falletti. Nel frattempo il castello era già diventato residenza di campagna a causa del trasferimento della dimora principale dei Falletti, avvenuto nel 1814, al Palazzo Barolo di Torino.

 

Alla morte della Colbert, il castello Falletti passò all'Opera Pia Barolo che, con pesanti lavori di ristrutturazione che ne alterarono profondamente la struttura, lo trasformò nel Collegio Barolo. Ruolo del Collegio, attivo fino al 1958, era di dare una possibilità di studiare a ragazzi economicamente in difficoltà. Nel 1970 fu acquistato dal Comune di Barolo, grazie soprattutto a una pubblica sottoscrizione cui furono in molti a contribuire generosamente. Le sue cantine, pure pregevolmente restaurate, ospitano l'Enoteca Regionale del Barolo, mentre il secondo piano è dedicato al Museo Etnografico-Enologico e, quando presenti, esposizioni artistiche e fotografiche.

 

Dal 2010 nel Castello Falletti è stato aperto il WiMu, un museo dedicato alla cultura del vino, realizzato da François Confino, creatore di molti musei in tutto il mondo, molto famoso è il Museo Nazionale del Cinema di Torino.

 

 

18.30 – 19.00

Passeggiata nel centro di Barolo

 

19.00 – 20.00

Aperitivo in Barolo

 

20.00

Cena a Barolo


3)     Venerdi 22 luglio – Le Alpi

Monterosso Grana

 

10.00 – 11.30

Incontro con Roberto, la nostra guida naturalistica, per una pausa caffè.

Ci farà visitare la frazione di San Pietro e ci illustrerà il villaggio dei “Babaciu”, fantocci in paglia che rappresentano delle particolari personalità che vivevano nel paesino.

 

 

Castelmagno

 

11.30 – 12.30

Visiteremo il Consorzio del Castelmagno, “La Poiana”, dove si trovano anche le celle di stagionatura per molti piccoli produttori della valle e dove impareremo tutto sul famoso Castelmagno.

 

Castelmagno è un formaggio italiano DOP (denominazione di origine protetta) prodotto nel territorio dei comuni di Castelmagno, Pradleves e Monterosso Grana.

Si tratta di un formaggio a pasta semidura, erborinata, prodotto in forme cilindriche con diametro fra i quindici ed i venticinque centimetri, scalzo fra i dodici ed i venti e peso compreso tra i due ed i sette chilogrammi. La crosta, piuttosto fine, è giallo-brunastra, con varianti più scure a seconda della stagionatura, mentre la pasta è bianca o tendente al giallognolo, giallo oro se stagionata, con rare venature verdi dovute all'erborinatura.

È prodotto principalmente con latte vaccino prodotto di due mungiture consecutive (serale e mattutina), talvolta addizionato con latte caprino od ovino in percentuali che non superano mai il 20%.

Il latte, dopo l'addizione di caglio di vitello, viene portato ad una temperatura variabile tra i 35 °C ed i 38 °C. Dopo la rottura della cagliata, si procede alla pressatura della forma ed al suo avvolgimento in un telo asciutto, viene appesa ed infine posta in contenitori appositi. Terminata questa prima fase, si procede nuovamente alla rottura delle forme, che vengono salate, poste in fascere cilindriche e pressate. La stagionatura avviene in locali freschi ed asciutti, oppure in grotte che presentino naturalmente queste caratteristiche.

 

Il Castelmagno è utilizzato nella cucina piemontese per la preparazione di diversi piatti, primi fra tutti gli gnocchi di patate, conditi con formaggio Castelmagno fuso. È anche spesso gustato come formaggio da tavola, puro o con miele.

Il primo documento in cui viene citato esplicitamente è una sentenza arbitrale del 1277 con la quale si imponeva al comune di Castelmagno il pagamento di un canone annuale al marchese di Saluzzo, da effettuarsi in forme di formaggio Castelmagno anziché denaro.

Altro documento storico in cui viene citato il pregiato formaggio è un decreto di re Vittorio Amedeo II che ordinava, nel 1722, la fornitura di forme di Castelmagno al feudatario locale.

Al di là delle citazioni documentali, si ipotizza che la produzione del Castelmagno nella sua forma attuale sia iniziata intorno all'anno mille, anche se non si possono avere prove certe in questo senso.

 

 

Pradleves

 

12.30 – 14.30

Pranzo in una tipica trattoria in Pradleves.

 

 

15.30 – 17.00

Roberto ci accompagnerà al Santuario di San Magno per una vista a perdita d’occhio sulle Alpi.

Il Santuario di San Magno si trova a Castelmagno in valle Grana ad una altezza di 1761 m s.l.m..

È dedicato al culto di san Magno martire, in qualità di protettore del bestiame e dei pascoli, principali fonti di sostentamento delle popolazioni locali.

Il luogo su cui venne fondato il santuario di San Magno era quasi certamente già utilizzato per culti pagani prima della cristianizzazione dell'area. Ne è prova il ritrovamento nel 1894 di un altare (o lapide) romano dedicato a Marte oggi visibile sul retro del santuario.

 

L'attuale configurazione dell'edificio risale al XVIII secolo, ma il primo nucleo risale al 1475, con la costruzione di una cappella promossa dall'allora Don Enrico Allemandi di San Michele di Prazzo, che voleva celebrare i suoi venticinque anni di parrocchia a Castelmagno.
 

La crescente frequentazione del luogo sacro portò ad un sostanziale ampliamento della struttura circa quarant'anni dopo, nel 1514, con le decorazioni ad opera di Giovanni Botoneri che si possono apprezzare a tutt'oggi.

 

Solo nel 1716 si giunse al completamento del santuario attuale, che comunque subì ancora lavori nel 1775 per la costruzione dell'altare maggiore, nel 1845-48 per il sopraelevamento del campanile quattrocentesco e tra il 1861 ed il 1868 per l'edificazione dei caratteristici porticati laterali e dei soprastanti alloggi per i pellegrini.

 

 

20.00

Cena, a seconda del luogo del pernottamento.

 

 


4)     Giovedì 21 luglio – Canelli /Asti / Barbero

 

Canelli

10.30 - 12.00

Visita di Contratto a Canelli, una delle più belle cantine sotterranee inserite all’interno del Patrimonio UNESCO.

In 150 anni di produzione di vino, Contratto e‟ passato dal Moscato e vino rosso allo Spumante Metodo Classico, ai vini bianchi fermi come anche al vermouth, ai tonici e agli sciroppi.

Le grandiose cantine storiche della Contratto rappresentano un vero tesoro per l'azienda e sono tra le più belle del loro genere. Queste enormi cantine sotterranee, che coprono più di 5000 metri quadri, sono state costruite nel cuore della collina che protegge la piccola città di Canelli, scavate nel tufo calcareo fino ad una profondità di 32 metri. Il progetto duro tre anni di lavoro manuale. Le cantine mantengono la temperatura costante e naturale di 13 gradi ed il tasso di umidità ideale costituiscono un ambiente perfetto per la fermentazione in bottiglia e la maturazione lenta dei vini ottenuti seguendo il metodo classico.

Presso il suo elegante edificio in stile Liberty e il suo incantevole giardino, Contratto vi darà il benvenuto. Potrete visitare una galleria di antichi documenti e l’affascinante Sala dei Sacchi che ospita un piccolo museo di strumenti e macchine usate un tempo per la vinificazione.

Il clou del tour si raggiunge con la visita alla cantina. Per quasi 150 anni questi ambienti hanno assistito alla maturazione prima di spumanti a base Moscato e dagli anni ’40 dei classici Pinot Noir and Chardonnay, oltre ai Vermouth artigianali.

 

Asti

12.30 - 14.00

Pranzo in una Trattoria del centro

 

14.15 – 15.30

Visita di Barbero, produttore di torrone e di gianduiotti.


 

15.30 – 17.30

Visita della città di Asti.

 

Asti (Ast in piemontese) è un comune italiano di 76.673 abitanti, capoluogo della provincia omonima in Piemonte. È il quarto comune della regione per numero di abitanti e il sesto per superficie. "Municipium" romano noto con il nome di Hasta Pompeia o semplicemente Hasta, fu sede del ducato di Asti, ducato longobardo della Neustria. Libero comune nel Medioevo, con diritto di "battere moneta", fu uno dei più importanti centri commerciali tra XII e XIII secolo, quando i suoi mercanti svilupparono il commercio e il credito in tutta Europa.

È conosciuta in tutto il mondo per i suoi vini, in particolare l'Asti spumante: ogni anno, a settembre, vi si tiene uno dei concorsi enologici più importanti d'Italia, denominato la Douja d'Or. Celebre è anche il suo Palio storico, manifestazione tra le più antiche d'Italia, che si svolge a settembre e culmina con una corsa di cavalli montati "a pelo" (senza sella).

Negli ultimi anni ha assunto una notevole rilevanza a livello nazionale anche il Festival delle sagre astigiane, una manifestazione enogastronomica che si tiene ad Asti la settimana antecedente il Palio di Asti, dove oltre 40 pro loco della provincia di Asti propongono le loro specialità gastronomiche, accompagnate da vini DOCG astigiani, in un grande ristorante all'aperto, meta ormai di migliaia e migliaia di persone provenienti per l'occasione da tutta Italia.

Nel 1531 la Contea di Asti venne ceduta ai Savoia dall'Imperatore Carlo V, quale dote di nozze per sua cognata, Beatrice del Portogallo che sposò il duca Carlo III di Savoia. Da quel momento la città seguì le sorti dei Savoia.

Asti è, dopo Torino la principale città d'arte del Piemonte in quanto custode di un ricco patrimonio artistico ed architettonico. La città in particolare presenta il più vasto patrimonio architettonico basso-medievale della regione, a memoria di quello che fu il più potente comune piemontese. Numerose sono le torri, le case-forti, le chiese, domus e palazzi.

 

Alba

20.00

Cena in un ristorante tipico di Alba.

 

5) Mercoledì 20 luglio – Torino

 


Torino

 

10.00 – 12.30

Visita del centro storico della città, avremo la possibilità di assaporare la tradizionale colazione Piemontese, il “Bicerin”.

 

12.30 – 14.00

Pranzo presso uno dei caffè storici di Torino, uno dei più antichi produttori di cioccolato gianduja, “Baratti & Milano”, con degustazione di diversi tipi di cioccolato.

 

14.00 – 17.00

Tour guidato fino alla cima della torre della Mole Antonelliana e dei bellissimi palazzi del centro.

 

Torino è il quarto comune italiano per popolazione e costituisce il terzo complesso economico-produttivo del Paese. Città dalla storia bimillenaria, fondata probabilmente come Taurasia nei pressi della posizione attuale attorno al III secolo a.C. dai Taurini, popolazione celto-ligure dell'Italia Settentrionale, e trasformata in colonia romana da Augusto col nome di Iulia Augusta Taurinorum nel I secolo a.C., fu durante l'Alto Medioevo il centro di un importante ducato longobardo (il Ducato di Torino) e passò in seguito sotto la signoria nominale dei Savoia nell'XI secolo, dopo essere divenuta sede della carolingia Marca di Torino. Successivamente si costituì in libero comune, subendo varie dominazioni, finché dal 1280 non divenne definitivamente parte della Contea di Savoia prima e del Ducato di Savoia poi. Del ducato venne nominata capitale nel 1563. Dal 1720 fu capitale del Regno di Sardegna (anche se solo de facto, fino alla fusione perfetta del 1847, quando lo divenne anche formalmente), Stato che porterà nel XIX secolo all'unificazione italiana e che renderà la città prima capitale del Regno d'Italia (dal 1861 al 1865).

 

È oggi uno dei maggiori poli universitari, artistici, turistici, culturali e scientifici della Repubblica.

E’ una delle più importanti città barocche d'Europa ed è considerata, insieme a Milano e Palermo, la capitale italiana dell'Art Nouveau, di cui sono grande esempio, fra l'altro, i suoi innumerevoli e famosi caffè storici, fioriti soprattutto nel periodo risorgimentale e della Belle Époque.

 

Sede nel 2006 dei XX Giochi olimpici invernali, città natale di alcuni fra i maggiori simboli del Made in Italy nel mondo, come il Martini, il cioccolato gianduja e il caffè espresso, è il fulcro dell'industria automobilistica italiana, nonché importante centro dell'editoria, del sistema bancario, del cinema, dell'enogastronomia, del settore aerospaziale, del disegno industriale e dello sport.

 

Torino possiede un sistema museale di livello internazionale, forte di oltre 50 musei presenti sul territorio cittadino e metropolitano. Vi sono quattro musei nazionali (Museo del cinema all’interno della Mole Antonelliana, Museo dell'automobile, Museo della montagna, Museo del Risorgimento) e numerosi altri musei di rilevanza nazionale ed internazionale come il Museo egizio, l'Armeria Reale, il Museo d'Arte Orientale, il Museo dell'Astronomia e Planetario, il J-Museum e il Museo dello sport. A Torino sono presenti anche molte delle residenze sabaude inserite nel 1997 all’interno del patrimonio UNESCO.

 

Turino è famosa perchè è sede della Sindone, nota anche come Sacra Sindone o Santa Sindone, è un lenzuolo di lino conservato nel Duomo di Torino, sul quale è visibile l'immagine di un uomo che porta segni interpretati come dovuti a maltrattamenti e torture compatibili con quelli descritti nella passione di Gesù.

Conosciuta inoltre per essere la città della Juventus e per essere la sede di diverse case automobilistiche come FIAT, Lancia, Alfa Romeo e Iveco.

 

 

20.00

Cena a seconda del luogo del pernottamento
 
 

6) Martedì 19 luglio – Pollenzo / Slow Food / Banca del Vino

 

Pollenzo

 

10.00 – 12.00

Visita di Pollenzo, il castello neo-gotico, sede dell'Università degli Studi di Scienze Gastronomiche e della Banca del Vino, una cantina storica dove è conservata la memoria storica  dei vini italiani e dove degusteremo 3 vini.

 


Roddi

 

12.30 – 14.30

Pranzo in trattoria

 

15.00 – 16.30

 

Emozione…tartufo, Gianni con il suo cane Lila ci introdurrà nel mondo dei tartufi. Passeggeremo con loro alla scoperta di tutti i segreti del Tartufo e del Trifulaio.


Alba

 

20.00

Cena nel centro di Alba

 

 

7) Lunedì 18 luglio – Vicoforte / cioccolato / Mondovì

 

Vicoforte

 

10.00

Incontro a Vicoforte presso la cioccolateria Bessone, vicino al Santuario di Vicoforte.

Alla cioccolateria Bessone lavorano una dozzina di persone, per creare prodotti artigianali di altissima qualità.


 

12.15

Pranzo in cioccolateria

 

Mondovì

 

15.00

Transfer alla salumeria Marchisio, per degustare alcuni prodotti molto particolari.

Tempo per una breve visita di Mondovì.

Il Comune di Mondovì è situato sulla sommità di una collina, il suo borgo antico ha un profilo inconfondibile di torri e campanili, raccolto in mura medievali. Guarda, da una parte, le colline delle Langhe, terra del tartufo e del vino, e dall'altra le alte vette piemontesi tra cui il Monviso.


 

Alba

Cena in una trattoria famigliare.

 

 

8) Sabato e Domenica, 16 e 17 luglio – COLLISIONI




Per info e prenotazioni:



 

ITALIAN DELIGHTS incoming tour operator

Frazione Annunziata 13

12064 La Morra (CN)

Tel +39 0173 509288 – denise@italiandelights.it

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